[Diario di una schiappa] Fields of Fire 2 – 1° parte

[NB: questo articolo è il primo di una serie che descrive in modo semiserio la mia esperienza con Fields of Fire 2. Non si tratta di una recensione ma del racconto di un’epopea. Dato che davvero sto scrivendo questi articoli mentre vivo queste cose, avranno una cadenza non fissa. In calce all’articolo troverete i link agli articoli successivi, quando saranno pronti. Buona lettura]

Antefatto, o di un pomeriggio a Torino

Un pomeriggio a Torino il sabato con mia moglie e un’amica non può non significare un salto da Goblin in via San Domenico per andare ad acquistare qualche gioco da tavolo da aggiungere alla collezione. Non ho idea di comprare qualcosa in particolare, anzi, a dire la verità in questo giorno afoso di inizio settembre ho il portafogli che, stranamente, riposa indisturbato senza dar segni di volersi svuotare. Tuttavia, so benissimo che andare in quel negozio significa per me comprare SEMPRE qualcosa, per cui decido di lasciarmi guidare dall’istinto.

Una volta dentro, scartabelliamo nello scaffale dedicato ai giochi da tavolo. Qualcosa colpisce la mia attenzione, ma nulla che avevo in wishlist, per cui tiro un (silenzioso) sospiro di sollievo, credendo di essere riuscito a entrare in questo paradiso dei nerd senza comprare niente quand’ecco che vedo la costa di una scatola dal colore anonimo, anche un po’ bruttino. La prima parola che leggo è marines, il che mi porta a dedurre di trovarmi di fronte a un qualche wargame, cosa rara in un negozio poco rivolto ai Grognards… leggo il titolo: Field of Fire 2 (FoF2 per gli amici).

Conosco il gioco, anche se non so come funziona ne l’ho mai visto piazzato. So che è un solitario (il che va bene), ambientato nella Seconda Guerra Mondiale (il che va benissimo), con un altissimo livello di dettaglio (il che va super benissimo); so anche che è famigerato per il regolamento ostico e pieno di errata che ha scoraggiato più di un wargamer esperto. Beh, mi dico, io adoro studiare nuovi giochi e sistemi, ho una mania ossessivo compulsiva con estremi di feticismo per i nuovi giochi, e alla fine mi sembra che il portafogli abbia iniziato a prudere. Ok, prendiamo questa scatola e via, si vedrà.

Arrivati a casa alla sera dopo una serata al Valhalla Pub di Borgo Ticino (ci piace fare chilometri), ripongo la scatola della GMT sullo scaffale, nel settore in cui tengo tutti i wargame/giochi a sfondo storico. Ora sul tavolo della camera dei bambini (che non abbiamo e che adesso è la camera dei giochi/studio) è piazzato D-Day at Omaha Beach della Decision Games. Sono al turno 11 della mia prima partita, decido che appena avrò finito quella piazzerò FoF2. Nel frattempo farò come sempre, studio del regolamento, visione di video su youtube e lettura di recensioni su internet, così da prepararmi per quando lo intavolerò la prima volta.

Ahahah.

Stolto.

Capitolo 1, o di come imparai a (non) preoccuparmi

Qualche giorno dopo faccio un rapido unboxing, giusto per vedere cosa contiene la scatola e soddisfare la mia feticistica curiosità. I componenti sono tanti e valgono il prezzo pagato: tre manuali belli fitti, badilate di counters ben profilati e, a prima vista, chiari; quattro mazzi di carte e un sacco di fogli di aiuto pieni di tabelle e informazioni misteriose di cui ancora non conosco la sostanza, ma di cui sono già innamorato per la forma. Siccome le pedine arrivano al numero considerevole di 880, con tantissime funzioni e significati diversi, non defustello nulla, ma dopo un po’ di studio, ripongo tutto nella scatola, tranne il manuale di regole, felice come un bambino: sfogliandolo percepisco l’intensità dei dettagli, scorgo terminologie tattiche e militari e leggo di meccaniche interessanti che mi stuzzicano non poco: insomma, sono entusiasta e non vedo l’ora di leggermi le regole e buttarmici a capofitto. Mia moglie mi guarda strano, come se fossi sbarcato dalla Luna.

Nei giorni successivi, nei ritagli di tempo riesco a leggere la prima parte del manuale. Non mi sembra più complesso di altri giochi, anche se mi stupisce il livello di dettaglio che raggiunge nella gestione delle comunicazioni, dei volumi di fuoco, dei potenziali contatti nemici… mi sembra tutto molto figo e non vedo l’ora di provare a intavolare una missione, anche se non ci capisco ancora nulla e mi inizio a scontrare con un primo limite di quello che è definito come uno dei peggiori manuali mai scritti: la mancanza di un indice analitico, che, unito a una spiegazione delle regole forse a tratti troppo discorsiva e poco schematica e alla mole di informazioni da immagazzinare per poter giocare, rende il tutto molto più complicato di come poteva essere. Ma pazienza, di manuali scritti male a corredo di giochi pazzeschi ne ho trovati tanti, quindi non demordo!

Il giorno dopo, durante una giornata al lavoro di quelle che mi capitano a volte, meccanica e ripetitiva, attacco la mia cassetta portatile wireless e su spotify cerco se Mauro Faina, il famoso Giannizzero Nero nonchè presidente di BG Storico, l’associazione italiana del boardwargame (ed inoltre il più grande collezionista italiano dell’hobby, ma azzerderei anche uno dei più grandi del mondo), ha parlato di FoF2 durante il suo podcast. E in effetti è così (trovate la puntata cliccando qui). Mi ascolto tutta la trasmissione, sono ospiti Francesco Baroncini e Francesco Frank e inizio a capire di essermi imbarcato in un’avventura ostica e al tempo stesso mi prendo sempre meglio. I due Francesco hanno un’entusiasmo contagioso e scopro che Baroncini ha fatto anche un playthrough su youtube, quindi in pausa pranzo e in altri tempi morti me lo guardo, e credo averci capito un po’ di più.

Forte di queste convinzioni, decido un pomeriggio di mettermi a defustellare i counters: Sono tantissimi e capisco subito che occorre organizzarli in qualche modo. Quando gioco ho i miei fidati portapedine, ma per mettere via il gioco nella scatola e non impazzire ogni volta che la apro, devo trovare un sistema. Prendo la scatola dove tengo tutte le ziplock accumulate negli anni perché nel gioco ce ne sono alcune, ma si capisce subito che non basteranno se si vuole un lavoro fatto bene. Decido che utilizzerò il seguente criterio, dividendo le bustine nel seguente modo:

  • US combat units + vehicles + teams
  • HQ, assets, commands & communication markers
  • IJA (imperial japanes army) units – Peleliu campaign
  • CCF (Communist Chinese Forces) units – chosin reservoir campaign)
  • NVA (North Vietnamese Army) units – Hue campaign
  • Misc & Utilities markers
  • Fire markers (Volume of Fire, Primary Direction of Fire ecc)
  • City & Visibility markers
  • Casualties, Cover, Trenches & markers

Per fortuna il lavoro procede spedito: in questo la GMT non ha badato a spese, perché i counters non hanno nessun bisogno di counterclipping: ogni pedina si stacca con una facilità davvero soddisfacente e sono contento di non dover usare il mio taglia-unghie d’ordinanza su 3520 angoli. Su ogni ziplock attacco il mio bell’adesivo con riportato cosa c’è dentro, una volta finito guardo soddisfatto il mio lavoro e poi mi accorgo che è ora di cena e mia moglie mi guarda dicendomi che non capisce come possa divertirmi. Invece io mi diverto come un matto e me la sogghigno, in quel momento e adesso che sto scrivendo queste parole.

Ripongo tutto nella scatola e sono molto soddisfatto nel vedere che togliendo l’inutile inserto di cartone (cari editori, ma perché lo mettete? a noi piacciono le scatole spaziose! Almeno si chiudono, una volta che tutti i componenti sono defustellati!) si chiude perfettamente. So che devo sedermi la prima volta al tavolo di fronte a questo gioco con il tempo e la calma necessarie. Nel frattempo continuerò a studiare il manuale.

Durante le mie letture e i miei studi di questo capolavoro di “complicazione dove non necessario” un pochino di panico mi viene. Ci sono tantissime cose che non riesco a figurare nella mia testa. Mi ripeto che sarà tutto più chiaro quando sarò seduto al tavolo: è quasi sempre così, d’altronde. Ho come l’impressione, leggendo e rileggendo i paragrafi, che manchino delle cose, come se fossero state dimenticate o date per scontate. Per esempio, molti counters non trovano riferimento nel manuale e mi chiedo sinceramente come farò a capire a cosa servono e quando usarli. La discorsività di certe sezioni mi innervosisce: sempre con i counters come esempio, alcuni che non trovo a una ricerca visuale sono analizzati solo in forma descrittiva nel testo, senza che questo sia accompagnato da un’immagine di riferimento (ma perché non hai messo un indice analitico, Ben Hull, perché?). Dovrò fare un esercizio di decriptazione o schematizzazione mentale. Ma tenendo a mente le parole di Baroncini e Frank non mi demoralizzo, perché so che questo gioco può regalare a un tipo come me molte soddisfazioni.

Capitolo 2, o di come ho pensato di rinunciare

Finalmente finisco la partita a D-Day (perdendo per 2 punti, ma era anche la prima quindi va bene così) e una sera che mia moglie va a letto presto in previsione dell’orrenda sveglia lavorativa del giorno dopo (4:15, povera lei) mi decido a intavolare il giocone che studio da almeno due settimane. Penso di essere abbastanza pronto, anche se ho ancora molti dubbi su come fare tantissime cose e su come effettivamente funziona il gioco, ma mi faccio forza pensando al consiglio di Francesco Baroncini (“prendete una missione, piazzatela e provate a fare qualche turno”) e al bell’articolo della Tana dei Goblin “Fields of Fire, un novellino sul campo di battaglia“, scritto ottimamente da un recensore alle prime armi sulla via del Grognard come me (anche se la recensione parla di Fields of Fire 1 il senso è che anche un neofita come il sottoscritto può approcciarsi a un gioco come questo, se armato di pazienza e passione).

Seguendo i consigli di Baroncini, decido di partire dalla seconda missione della prima campagna: racconta il contrattacco giapponese dopo lo sbarco a Peleliu nel Pacifico e si tratta infatti di una missione difensiva, dove sostanzialmente bisogna mantenere sicura la posizione di fronte al tentativo di riconquista della spiaggia da parte dell’esercito imperiale. Ovviamente è più facile gestire una missione difensiva che una di attacco, perché i miei plotoni di marines devono trincerarsi e fare il tiro al piccione con i nemici che avanzano anziché avanzare a loro volta, trasformando il gioco in un tower difense e permettendo a chi è alle prime armi di impratichirsi con le basi del gioco senza sudare sette camicie.

Ok, prendo il Campaign Book e seguo il setup della missione. Al di là dei refusi che trovo subito (per esempio, questa missione viene indicata come offensiva anche se si tratta di una missione difensiva; questo è importante per alcune parti del setup quindi già mi manda in confusione. Nelle tre pagine di errata e clarifications scaricabile dalla pagina del gioco sul sito GMT è messo a posto), ho l’impressione di non aver capito bene nemmeno come fare il setup: annamobbene…

Faccio mente locale e finalmente riesco a venire a capo sulla parte iniziale del setup, il piazzamento delle carte, che in maniera astratta rappresentano il terreno di scontro. Inizio quindi a preparare i miei uomini, a partire dai comandi e dai loro assets. Ci studio e ci ristudio, e inizio a separare le pedine per tipo, capendo che alcuni smistamenti che ho fatto nelle ziplock non vanno bene per niente e dovrò rimetterci mano quando rimetterò tutto nella scatola; e poi il colpo al cuore… mi manca un counter di uno dei comandi, in particolare quello del Company Executive Officer (CO XO per chi se ne intende…)!

A parte le bestemmie inveite mentalmente per non svegliare mia moglie che dorme nell’altra stanza, mi chiedo come sia possibile. Tutti i counters americani hanno lo sfondo verde e li ho raggruppati tutti nella stessa bustina… trattengo le lacrime e con un sospiro inizio a far passare uno per uno tutti i segnalini verdi, ma il maledetto non salta fuori. Faccio un secondo ripasso, ma niente. Disperato, decido di proseguire nel setup dei comandi, e penserò a questo problema più tardi (ho da parte alcuni counters bianchi proprio per evenienze del genere) finché, perso nel capire come assegnare i vari equipaggiamenti ai comandi e come disporre i comandi sulla mappa mi sovviene un altro dubbio: ma i comandi devono stare sulla mappa? Nei video che ho visto sulla mappa operavano i plotoni e le squadre di fuoco, ma non i comandi… e infatti mi sono dimenticato la staging area, un settore della mappa di gioco virtualmente fuori dalla zona di azione, dove tenere i comandi, le staffette, le riserve ecc… Bene.

Guardo l’ora, sono le undici e passa e domani la sveglia troppo presto anche per me (anche se non presto come per quell’eroina di mia moglie!). Due ore e non sono venuto a capo nemmeno del setup. Sconsolato, mi alzo dalla sedia e per una terza volta, svogliatamente, faccio ripassare tutti i segnalini americani alla ricerca del CO XO perduto, ma niente. Con un sospiro mi trascino in bagno e penso che tutto sommato è onorevole anche solo averci provato, ad approcciare un gioco così. Forse non sono ancora pronto, alla fine non sono esperto come molti altri di questo hobby; forse non sono abbastanza intelligente,

Mi lavo i denti guardandomi nello specchio e penso che in fondo è solo un gioco. Ma io i giochi li prendo dannatamente sul serio. Quindi domani mi guarderò altri playthrough, ho visto che ce ne sono molti in inglese su youtube: domani è un altro giorno e avrò altre energie, potrò concentrami meglio.

Mi infilo nel letto e per tutta la notte sogno una pedina gigante verde, con su scritto CO XO e disegnato un elmetto che mi insegue, io scappo, scappo, ma alla fine mi rendo conto che è più semplice farsi prendere e abbandonarsi a una fine rapida. Quando questa maledetta mi raggiunge, mi sveglio e nel buio sorrido. Non sono tipo da rinunciare, nossignore.

[CONTINUA…]

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