[La Storia nelle carte] #3: Rivolte in Vietnam e Dottrina Truman

Visto ciò che sta succedendo in Ucraina in questi giorni e con il profilarsi di due blocchi contrapposti, da una parte la Nato e i suoi alleati e dall’altro la Russia e la Cina, non è da escludersi un ritorno a un clima da Guerra Fredda nei prossimi tempi; d’altra parte, studiare la storia e cercare di capirne i meccanismi ci aiuta a leggerne le conseguenze sul presente e a interpretarlo. Proseguiamo quindi il viaggio dentro le carte di Twilight Struggle, questa volta raccontando qualcosa delle Rivolte in Vietnam per la parte URSS e della Dottrina Truman per la parte USA.

Dato che questi articoli si concentrano sull’aspetto storico delle carte e sul loro utilizzo nel gioco, darò per scontato il regolamento e la sua applicazione. Il lettore che non dovesse conoscere Twilight Struggle può leggere la mia recensione del gioco per avere una infarinatura di come esso funzioni, anche se per approfondire la storia dentro le carte non è necessario conoscerne il funzionamento.

Il titolo della rubrica prende diretta ispirazione dalla sezione del regolamento che, in piccolo, fa la stessa cosa che mi propongo qui ed è un omaggio ulteriore alla genialità di Ananda Gupta e Jason Matthews, gli autori di questo grande capolavoro.

Potete trovare tutti gli articoli della serie cliccando qui.

RIVOLTE IN VIETNAM

Nel 1887 venne costituita l’Indocina Francese, che comprendeva l’Annam (il Vietnam Centrale), Tonchino (Vietnam del Nord), Cocincina (Vietnam del Sud, Cambogia e, dal 1893, anche il Laos). La Cocincina era una colonia, mentre l’Annam, governato dalla dinastia Nguyễn, aveva status di protettorato; un governatore francese fu assegnato invece a Tonchino che coordinava i governatori locali vietnamiti. Dopo che la presenza francese iniziò ad essere incontrastata nell’area (soprattutto con la caduta della città di Gia Định, successivamente Saigon, attuale Ho Chi Min City), sorsero molti movimenti di resistenza e indipedenza vietnamiti. Dopo aver tentato, fino ai primi anni 20 del XX secolo, la strada della lotta moderata, la soppressione dei principali movimenti che agivano in questo senso e l’ispirazione tratta dalle rivoluzioni sovietica e cinese portarono la resistenza vietnamita a intraprendere percorsi politici più radicali. Fu così che le idee marxiste e leniniste penetrarono in Vietnam. Nel 1930 l’Internazionale Comunista inviò Nguyễn Ái Quốc a Hong Kong per coordinare l’unificazione dei movimenti rivoluzionari vietnamiti in un unico partito, che prese il nome di Partito Comunista Indocinese: egli era un rivoluzionario di sinistra che aveva partecipato alla fondazione del Partito Comunista Francese e aveva aderito al Comintern.

Nel 1940 il governo giapponese, approfittando della debolezza del neonato governo di Vichy, dislocò un gran numero di truppe sul suolo vietnamita, prendendone di fatto il controllo militare e politico, pur mantenendo l’amministrazione coloniale francese di facciata. Nguyễn Ái Quốc, che veniva chiamato ora Ho Chi Minh, nel 1941 giunse quindi in Vietnam del Nord per fondare un nuovo movimento di resistenza che si opponesse ai giapponesi e al colonialismo francese, che prese il nome di Việt Minh, abbreviazione di Việt Nam Độc lập Đồng minh Hội, Lega per l’Indipendenza del Vietnam. Ispirato alle teorie leniniste, si rifece al maoismo per ciò che riguardava l’applicazione delle teorie rivoluzionarie al contesto del sudest asiatico: mobilitazione delle masse contadine, pratica sistematica della guerriglia e forte nazionalismo.

Il Việt Minh durante la guerra collaborò con l’OSS (Office of Strategic Service, un servizio segreto USA, precursore della CIA) per raccogliere informazioni sull’occupante giapponese. Ho Chi Min venne posto alla guida del direttivo del movimento e lanciò la “Rivoluzione di Agosto” che, dopo azioni militari di successo contro giapponesi e francesi, portò il 2 settembre 1945 alla dichiarazione d’indipendenza della Repubblica Democratica del Vietnam, ispirata alle analoghe dichiarazioni seguite alle rivoluzioni francese e americana, che stracciava il trattato di protettorato siglato nel 1883 con la Francia.

I francesi volevano ricostruire la propria forza coloniale e mantenere dunque le colonie nell’area, ricostruendo la situazione pre-bellica, perciò decisero di intervenire militarmente. Il bombardamento francese della cittadina di Haiphong diede il via alle ostilità tra il Vietnam e la Francia.

Ho Chi Minh sapeva che doveva proteggere il neonato stato vietnamita da tensioni diplomatiche pericolose: nessuno stato riconobbe la Repubblica, nemmeno l’URSS, che pur manteneva un contegno di amichevole neutralità. Utilizzando i contatti con L’OSS instaurati durante la guerra, cercò di mettersi in contatto con il presidente degli Stati Uniti Harry Truman, chiedendo che gli USA accordassero al Vietnam “lo stesso status delle Filippine”, cioè un protettorato americano a tempo indeterminato per preparare il neonato paese al riconoscimento ufficiale della sua indipendenza. Il segretario di stato George Marshall dichiarò di “non perdere di vista il fatto che Ho Chi Minh avesse collegamenti diretti con comunisti” e che gli USA non erano “ovviamente interessati a vedere soppiantate amministrazioni dell’impero coloniale, da organizzazioni politiche e filosofiche provenienti o controllate dal Cremlino” (Pentagon Papers. Part-I.Vietnam and the U.S., 1940-1950 – I.C. Ho Chi Minh: Asian Tito?. pag. C-4.). Non vi è documentazione storica che attesti una risposta di Truman alle numerose lettere di Ho Chi Minh.

Nel 1950, dopo che Mao vinse la guerra civile cinese contro il rivale Chiang Kai-Shek, Ho Chi Minh volò a Mosca per incontrare il leader cinese e Stalin nel tentativo di cercare alleati che lo aiutassero nello sforzo bellico. Quest’ultimo riconobbe il Vietnam come stato indipendente a tutti gli effetti: il nuovo governo comunista di Việt Minh trovò nella Cina di Mao il naturale alleato e nell’Unione Sovietica il “fratello maggiore” a cui chiedere aiuto economico e logistico.

Il Tonchino (Vietnam del Nord) divenne la base di Ho Chi Minh e del suo movimento che a causa della guerra aveva dovuto entrare in clandestinità. Per la paura che Stalin imponesse il suo controllo sull’area, creando uno stato fantoccio, Truman autorizzò in segreto l’assistenza finanziaria ai francesi e, dopo lo scoppio della Guerra di Corea, lo annunciò ufficialmente.

Nel maggio 1953 fu nominato Henri Navarre nuovo comandante delle forze francesi in Indocina, che decise di attuare un nuovo piano per dare una svolta al conflitto. Utilizzando l’area di Dien Bien Phu nell’alveo del fiume Nam Hou cercò di organizzare un centro di coordinamento e resistenza delle attività dei vietnamiti in Tonchino, giocando sulla schiacciante supremazia aerea per poter paracadutare molte forze nell’area e da lì cercare di trincerarsi ed espandere il controllo nelle regioni circostanti. Nel piano di Navarre c’era una falla: creando questa “sacca di resistenza” all’interno del territorio nemico, aveva lasciato 11000 uomini (13 battaglioni), numerosi carri armati ed aerei, oltre che parecchi pezzi di artiglieria trincerati in una base rifornibile solo per via aerea.

Il comandante in capo del Việt Minh, Võ Nguyên Giáp, mobilitò immediatamente 8 divisioni, circa 50mila uomini, usando una fitta rete di cunicoli e gallerie scavate dai guerriglieri e dalla popolazione locale. Con questo stratagemma, vero e proprio simbolo del modo di fare guerriglia del popolo vietnamita, Giap poteva spostare grandi quantità di uomini e armi senza che il nemico potesse rendersi conto delle effettive dimensioni delle mobilitazioni in corso. il 13 marzo 1954 iniziò così la battaglia di Dien Bien Phu, terminata 56 giorni dopo con la totale sconfitta dell’esercito francese.

Il 12 luglio 1954 si concludeva la Guerra di Indocina e con il frutto della Conferenza di Ginevra dello stesso anno, si costituivano due stati: Vietnam del Nord (con capitale Hanoi), governata da Ho Chi Minh e dal suo Việt Minh e il Vietnam del Sud (con capitale Saigon), mentre Laos e Cambogia venivano riconosciuti come indipendenti e il dominio coloniale francese nel sudest asiatico finiva definitivamente.

LA CARTA NEL GIOCO

Con due punti operazionali, questa carta si colloca come medio bassa in questi termini. Come evento, in mano al giocatore sovietico può diventare una spina nel fianco per gli USA, soprattutto se giocata a inizio partita, poiché permette all’URSS di prendere rapidamente il controllo dell’Asia. Se il DEFCON è su 3 quando giocata, sarà impossibile scacciare gli URSS dal Vietnam con un colpo di stato.

Il giocatore USA deve cercare di giocarla come ops a fine round per rendere l’evento totalmente innocuo, soprattutto se possiede il controllo della Thailandia da cui poter rapidamente far fronte alla presenza sovietica in Vietnam.

DOTTRINA TRUMAN

Il 12 marzo 1947, di fronte a una seduta plenaria del Congresso degli Stati Uniti, Harry Truman annunciò la “Dottrina Truman”, la strategia di politica estera che avrebbe guidato gli USA negli anni a seguire. La preoccupazione per la “sovietizzazione” di Turchia e Grecia, non più appoggiate economicamente dalla Gran Bretagna, spinse Truman a formulare la sua politica, che prevedeva di contrastare l’espansionismo sovietico nel mondo tramite lo stanziamento di fondi e aiuti di svariata natura alle nazioni a rischio di assoggettamento da parte di minoranze armate interne o pressioni esterne. Anche se nel suo discorso il presidente non nominò mai apertamente l’URSS, fu ovvio a tutti che il bersaglio di quelle misure fosse proprio il nemico comunista.

La dottrina Truman fu la base di partenza della successiva Teoria del Domino (o del Dominio), secondo la quale quando in uno stato si afferma il comunismo, gli stati confinanti sono a rischio di diventare essi stessi comunisti. Bisognava impedire, per la sicurezza interna ed esterna degli Stati Uniti, che l’indipendenza e la sovranità dei popoli liberi (e liberali) fosse protetta dall’influenza espansionista della superpotenza avversaria.

“Come una mela marcia in un barile trasmette l’infezione alle altre – sostenne il sottosegretario di Stato, Dean Acheson – così la corruzione della Grecia si trasmetterebbe all’Iran e all’Oriente. L’infezione verrebbe portata in Africa attraverso l’Asia Minore e l’Egitto, e in Europa attraverso l’Italia e la Francia, già minacciate dai più forti partiti comunisti dell’Europa occidentale.” ( Mario Del Pero, La guerra fredda, in Quality paperbacks, 6ª ed., 2020 [2014], p. 23).

La dottrina Truman costituì la ragione della formulazione del successivo Piano Marshall e dell’interventismo che caratterizzò la politica statunitense nei decenni a seguire.

LA CARTA NEL GIOCO

Un punto ops potrebbe far sembrare questa carta poco potente, ma in mano a un accorto giocatore USA può essere molto pericolosa per il sovietico. Si tratta di uno degli eventi che permettono di controbilanciare lo strapotere URSS in inizio guerra in Europa. Combinato con un buon tiro di riallineamento, l’effetto di questa carta può togliere il controllo anche di stati cruciali, come la Francia o la Germania dell’Est.

Come sovietico, bisogna cercare di non avere molta influenza in un paese non controllato quando la si gioca per l’ops, in questo modo la si neutralizza completamente. Se non si riesce a neutralizzarla in questo modo, provare a giocarla insieme a Piano Quinquennale può essere un buon modo per piazzare 3 ops anziché 1.

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