[La Storia nelle carte] #5: Rossi Indipendenti e Guerra di Corea

Nell’andare a scoprire un po’ di più della storia nascosta nelle carte di Twilight Struggle arriviamo, come succederà spesso in questa cavalcata che ci terrà compagnia molto a lungo, a due carte complesse da raccontare dal punto di vista storico. Da una parte “Rossi Indipendenti” racchiude una serie di eventi di politica internazionale che portarono alcuni stati satelliti dell’URSS a staccarsi (o a essere espulsi) dalla galassia comunista del COMINFORM; dall’altra la Guerra di Corea è un argomento molto vasto e complesso, di cui, ovviamente, vediamo le conseguenze ancora oggi nel nostro mondo contemporaneo dopo più di settant’anni dal suo scoppio. Vediamo di districare la matassa, dunque, e tuffiamoci a capofitto nelle pieghe del XX° secolo!

Dato che questi articoli si concentrano sull’aspetto storico delle carte e sul loro utilizzo nel gioco, darò per scontato il regolamento e la sua applicazione. Il lettore che non dovesse conoscere Twilight Struggle può leggere la mia recensione del gioco per avere una infarinatura di come esso funzioni, anche se per approfondire la storia dentro le carte non è necessario conoscerne il funzionamento.

Il titolo della rubrica prende diretta ispirazione dalla sezione del regolamento che, in piccolo, fa la stessa cosa che mi propongo qui ed è un omaggio ulteriore alla genialità di Ananda Gupta e Jason Matthews, gli autori di questo grande capolavoro.

Potete trovare tutti gli articoli della serie cliccando qui.

ROSSI INDIPENDENTI

Prima di parlare di “Rossi Indipendenti”, è bene raccontare cosa è il COMINFORM (Kommunističeskoe informbjuro, letteralmente Ufficio d’informazione comunista) poiché fu questo organismo internazionale della galassia comunista che di più si rese protagonista di attriti (anche per “procura” staliniana) con le nazioni che poi fuoriuscirono dal blocco comunista e si resero indipendenti rispetto allo schieramento dell’Est e alla volontà sovietica.

Il COMINFORM fu l’erede del COMINTERN (che fu sciolta per mano di Stalin durante la Seconda Guerra Mondiale per mostrare una linea più moderata rispetto alle democrazie occidentali con le quali l’URSS era alleata e che non vedevano di buon occhio un movimento rivoluzionario internazionale) e venne fondato nel corso di una riunione che si tenne in Polonia nel 1947 e a cui presero parte i partiti comunisti di URSS, Jugoslavia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Francia e Italia. L’idea dietro questa organizzazione internazionale era di riunire i partiti comunisti del blocco Est, più i due principali partiti comunisti dell’Europa capitalista in modo da coordinarli sia dal punto di vista ideologico che operativo: tutto questo fu fatto in un’ottica prettamente difensiva (il che differenziava profondamente l’organizzazione dal COMINTERN, che aveva invece finalità e obbiettivi aggressivi e rivoluzionari) che si contrapponesse alla Dottrina Truman, che contrastasse il Piano Marshall in atto nell’Europa occidentale e che rinsaldasse il potere di Mosca sui partiti comunisti europei. Durante i dibattiti fondativi si discusse molto della linea d’azione dei vari partiti, per cui per quelli dell’Est fu scelta la necessità di instaurare il modello sovietico a partito unico (con i voti contrari di Polonia e Cecoslovacchia, che avrebbero preferito un sistema di coalizione con altri partiti della sinistra nazionale) che portò alla fusione dei partiti comunisti e socialisti; in Francia e Italia si decise per la condotta opposta, ovvero la lotta contro socialisti e socialdemocratici, visti come propaggini della borghesia.

Fu proprio durante la riunione plenaria seguita a quella fondativa del COMINFORM, sempre nel 1947, che l’organismo espulse la Jugoslavia su ordine di Stalin. Quest’ultimo aveva proposto al maresciallo Tito, leader del blocco comunista jugoslavo, la creazione di una federazione con la Bulgaria, in cui le repubbliche socialiste e comuniste dei Balcani, che lavoravano già da anni a un progetto di federalismo pluralista della regione, avrebbero avuto un profilo di inferiorità e sudditanza rispetto ai vicini bulgari, fedelissimi a Mosca. Già Stalin e Tito, durante la Seconda Guerra Mondiale, si erano scontrati sulla direzione da dare alla lotta partigiana contro l’occupante nazista: se Stalin aveva dato direttive per cui la lotta partigiana non avrebbe dovuto perseguire finalità diverse dalla liberazione (così da non turbare le trattative con gli alleati occidentali), Tito puntava alla prosecuzione della lotta partigiana a fini rivoluzionari, per poter instaurare governi comunisti in tutta l’area balcanica (come avvenne). L’espulsione del partito comunista jugoslavo venne dunque giustificata con la devianza di esso dalla dottrina marxista-leninista e con le conseguenti accuse di antisovietismo e nazionalismo (accuse, soprattutto quest’ultima, che saranno utilizzate praticamente sempre nell’espulsione dei satelliti del blocco comunista dallo stesso: Stalin, Cruscev e in generale la leadership sovietica non vedeva di buon occhio i sentimenti patriottici e nazionalisti dei suoi protettorati).

Il maresciallo Tito [Fonte: https://www.meer.com/it/62857-la-morte-di-tito]

Benché la Romania entrasse a far parte della sfera del Patto di Varsavia già dal 1947, con l’abdicazione di re Michele e della fondazione della Repubblica Popolare Romena nel 1948, già dagli anni sessanta i dissidi con l’URSS si fecero espliciti, tanto che il paese decise di applicare una politica estera e economica autonome rispetto alle decisioni di Mosca, mentre sul fronte interno si arrivò all’instaurazione del governo dittatoriale di stampo paternalistico e “terrorista” di Nicolae Ceausescu, che causò non pochi grattacapi a Cruscev prima e Gorbacev dopo, con ricorrenti intenzioni nazionaliste e indipendentiste, oltre che una evidente sordità alle “aperture” interne sperimentate dal PCUS e dall’URSS in quegli anni.

Nel 1965 in Bulgaria, che aveva instaurato relazioni commerciali sempre più strette con la Cina, ci fu il tentativo di un golpe, organizzato dai due generali Cvjatko Anev e Ivan Todorov-Gorunja, a causa dell’eccessivo allineamento alle posizioni di Mosca del governo di Todor Zivkov, il più longevo segretario comunista dell’Europa dell’Est (1958-1989). Il colpo di stato fu sventato, e servì a consolidare ancora di più lo strapotere di Zivkov e l’allineamento assoluto all’URSS; questo allineamento non impedì tuttvia al primo ministro di avviare, già dagli anni ’60, delle riforme economiche e politiche orientate verso il libero mercato sperimentale che non vennero viste di buon occhio da Cruscev prima ne da Breznev dopo.

Poco dopo l’instaurazione della Repubblica Popolare d’Ungheria (1949), che aprì la stagione comunista nella storia ungherese, si scatenò nel 1956 la rivoluzione ungherese, una sollevazione popolare di stampo antisovietico e anticomunista: la repressione che ne scaturì da parte del governo di Mosca fu durissima, Cruscev fu spinto dal Presidium del PCUS a inviare i carri armati nelle città; le conseguenze furono la morte di 2700 ungheresi (pro e contro l’insurrezione) e l’emigrazione di circa 250.000 cittadini verso l’Europa capitalista. Il clamore che scaturì nelle opinioni pubbliche occidentali causò un drastico calo di consensi verso le idee del bolscevismo.

Un T34 sovietico distrutto a Budapest[Fonte: http://www.budapestcity.org/11-egyeb/utcak-terek/Moricz-Zsigmond-ter/index-hu.htm]

In Cecoslovacchia nel 1968 il riformatore slovacco Alexander Dubcek venne eletto e iniziò una politica di riforme che spingevano verso il liberalismo: venne tolta la censura e i mezzi di informazione vennero utilizzati per spingere messaggi di stampo riformista; la volontà di democratizzare il socialismo in Cecoslovacchia portò infine alla Primavera di Praga, un movimento di stampo radicale (almeno, per la situazione dell’epoca) che chiedeva maggiore autonomi dall’autorità centrale moscovita, così come la formazione di nuovi soggetti politici, come successe poi con il partito social-democratico. In questo contesto Dubcek non represse ma in qualche modo incoraggiò queste istanze popolari, promuovendo all’interno del Patto di Varsavia e COMECON (il Consiglio di Mutua Assistenza Economica, organizzazione economica e commerciale degli stati socialisti) il miglioramento delle relazioni con tutte le nazioni del mondo indipendentemente dal contesto sociopolitico in esse dominante. Il 20 e 21 agosto del 1968 le truppe del Patto di Varsavia invasero il paese, ottenendo una forte e spontanea resistenza popolare non violenta in tutta la nazione. Dubcek, che nel frattempo venne arrestato, fu portato a Mosca a colloquio con Breznev, da cui scaturì la Dottrina Breznev della sovranità limitata (Breznev affermò che “quando le forze che sono ostili al socialismo cercano di portare lo sviluppo di alcuni paesi socialisti verso il capitalismo, questo non diventa solo un problema del paese coinvolto, ma un problema comune e una preoccupazione per tutti i paesi socialisti”).

LA CARTA NEL GIOCO

Come Sovietico questa carta non rappresenta un vero problema, poiché in Inizio Guerra ci sono sufficienti eventi a favore dell’URSS per mitigarne l’effetto. Bisogna solo stare attenti alla Romania, perché se viene giocata dopo l’Abdicazione della Romania, gli USA possono giocare Dottrina Truman e segnare un Punto Vittoria senza particolare sforzo. In generale, se il Sovietico se la trova in mano, dovrebbe cercare di giocarla il prima possibile, per avere più margine di manovra per mettere una pezza dove serve.

In mano al giocatore USA questa carta spesso viene usata per i punti operazionali proprio perché l’evento di per sé non ha particolari attrattive. L’unico modo per rendere “Rossi Indipendenti” pericolosa per il russo è giocare prima possibile il Patto di Varsavia, il COMECON e l’abdicazione rumena!

GUERRA DI COREA

Nota a livello informale come “Guerra Dimenticata” o “Guerra Sconosciuta”, vista la scarsa attenzione mediatica che ricevette rispetto alla Seconda Guerra Mondiale o alla Guerra del Vietnam, la Guerra di Corea (1950-1953) fu il primo conflitto avvallato dall’allora neonata Organizzazione delle Nazioni Unite e uno dei momenti più acuti e pericolosi dell’intera Guerra Fredda.

Il 27 giugno 1950 la Repubblica Democratica di Corea (del Nord, non riconosciuta dall’ONU) invase la Repubblica di Corea (del Sud) e in un attimo gli attriti che si erano andati delineando dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale tra il mondo capitalista e quello comunista smisero di essere freddi e si scaldarono rapidamente, con un effetto domino tipico delle guerre degli ultimi secoli: Stati Uniti, Unione Sovietica, Cina, molte nazioni minori, l’ONU stessa furono coinvolte dal gioco delle influenze e delle alleanze e si trovarono a spararsi addosso per tre anni in quella che di fatto fu l’unica occasione ufficiale in cui soldati americani e sovietici si scontrarono sui campi di battaglia.

Andando nel dettaglio, invasione della Corea del Nord causò la repentina reazione dell’ONU: su mandato del consiglio di sicurezza dell’organizzazione una coalizione formata da ben 17 paesi ( Corea del Sud, Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Canada, Australia, Filippine, Turchia, Paesi Bassi, Francia, Nuova Zelanda, Thailandia, Etiopia, Grecia, Colombia, Belgio, Sudafrica, Lussemburgo), con il supporto navale del Giappone (che non era membro dell’ONU) e con personale medico e logistico di Italia, Svezia, Danimarca Norvegia e India, intervenne militarmente nella regione per impedirne la conquista nordcoreana.

A capo della coalizione fu posto il generale Douglas MacArthur, che tutti gli appassionati di Guerra del Pacifico conosceranno bene: dopo le prime iniziali difficoltà, la coalizione fermò l’avanzata della Corea del Nord, che aveva ormai conquistato quasi tutto il territorio della penisola, per riuscire a strappare l’iniziativa al nemico e iniziare un forte contrattacco, che in breve raggiunse il 38° parallelo, penetrando profondamente a nord. Fu a questo punto che la Cina intervenne (pur senza nessuna dichiarazione di guerra ufficiale, ma inviando la quasi totalità delle sue forze come “volontarie”) e l’URSS inviò segretamente i moderni MiG-15, dando il via a scontri per la supremazia aerea con centinaia di unità coinvolte.

Un MiG-15 in azione durante la Guerra di Corea [Fonte: USAF – National Museum of the U.S. Air Force photo 100607-F-1234S-002]

Le truppe ONU, colte di sorpresa, ripiegarono fino a 80 km dal confine iniziale tra le due Coree, per poi riprendere nuovamente l’iniziativa, liberando nuovamente Seul. A questo punto la linea del fronte subì una brusca stabilizzazione, sempre intorno al 38° parallelo, sul quale si combatterono sanguinose battaglie di attrito fino all’armistizio di Panmunjeom, che sancì la sospensione delle attività e la divisione ufficiale della penisola nelle due Coree che esistono ancora oggi. Ufficialmente la guerra non è mai finita e, nonostante il “cessate il fuoco” e l’istituzione della DMZ (Demilitarized Zone, la zona di confine demilitarizzata), proseguono tuttora le minacce, le scaramucce, gli scontri navali e i bombardamenti. La popolazione della Corea del Sud ha sviluppato un atavico sospetto nei confronti del regime della Corea del Nord e le due nazioni sono pronte alla mobilitazione in qualsiasi momento.

La Guerra di Corea rappresenta uno dei momenti più pericolosi e critici nell’intera storia della Guerra Fredda: se da una parte i due blocchi contrapposti si fronteggiavano militarmente per la prima e ultima volta (indirettamente e per procura lo fecero molte altre volte, nel corso del XX secolo, ma questa fu l’unica occasione in cui truppe americane, sovietiche e cinesi si confrontarono direttamente), anche sui fronti interni le cose non andarono benissimo da entrambe le parti. Il blocco comunista vedeva URS e Cina contendersi la leadership del comunismo internazionale, con fortissime contrapposizioni che rischiarono a loro volta di sfociare in fratture insanabili; sul fronte americano i numerosi dissidi politici interni culminarono con la destituzione di MacArthur da parte del presidente Truman: il generale americano era giudicato troppo guerrafondaio e usava tutta la sua influenza e il suo peso sugli alti comandi per l’utilizzo delle bombe nucleari, che il presidente invece non voleva più utilizzare a nessun costo, consapevole del rischio di una escalation che avrebbe portato allo scoppio di una guerra nucleare globale.

Durante la guerra di Corre furono 2 milioni e settecento mila la vittime stimate tra morti, feriti e dispersi, metà dei quali civili: l’eredità della Seconda Guerra Mondiale non aveva insegnato nulla e si delineava un lungo periodo in cui due visioni contrapposte dell’esistenza e del mondo si sarebbero fronteggiate con ogni mezzo possibile.

LA CARTA NEL GIOCO

Come gocatore URSS, la Guerra di Corea è una carta che incute timore al giocatore americano, che di solito tende, soprattutto se gioca da tempo a Twilight Struggle e conosce le carte, a non offrire pretesti per farla giocare al nemico, per cui è più probabile che si riesca a prendere il controllo della Corea del Sud con una guerra operazionale, utilizzando quindi i punti OPS, piuttosto che utilizzando questo evento. Va usato come estrema ratio nel caso in cui gli USA cerchino di contrastare la presenta URSS in Corea del Sud investendo molti OPS nel consolidare la propria influenza in quella regione.

Se si gioca come USA, l’obiettivo è levarsi la Guerra di Corea il prima possibile, perché così, eliminata la sua minaccia, si potrà giocare con più tranquillità in Asia. La Corea del Sud rappresenta un tassello importantissimo per il gioco USA in Oriente, molto più del Giappone e di Taiwan, a differenza di cosa potrebbe pensare un giocatore poco esperto… e questo va tenuto a mente sempre!

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