[approfondimenti] Come imparare un wargame: il mio metodo

Devo confessarlo, non ho mai studiato molto a scuola.

Sono diplomato al liceo Classico eppure sono riuscito nel traguardo più per fortuna e un po’ di faccia tosta che per la mia abilità nello studio. Certo, se mi appassiono a una cosa sono capace di andare davvero a fondo, con una preoccupante tendenza alla fissazione… ma non ho mai avuto un metodo di apprendimento sistematico (ci sarebbe da interrogarsi sul fatto che io non abbia saputo trattenerlo dagli insegnanti delle scuole primarie e secondarie o se non siano stati capaci di trasmetterlo, ma non è questa la sede). Ovviamente questo mi ha impedito di proseguire gli studi universitari con profitto, ma va bene così.

Tuttavia in questi lunghi anni da giocatore di ruolo prima, giocatore da tavolo poi e infine aspirante Grognard, ho sviluppato un vero e proprio metodo di apprendimento delle regole dei nostri amati giochi, metodo che proverò a raccontare, sperando che magari possa essere di spunto a qualcuno nel crearsi a sua volta il suo.

Ricordo ancora quando comprai il mio primo manuale di D&D 3.0: è un aneddoto che racconto spesso e che Federica e i miei amici sono stanchi di sentirsi raccontare. Avevo 13/14 anni, presi l’autobus dal paesino dove abitavo al paesone dove c’era un minimo di possibilità (vivevo e vivo in provincia e qui non è che le possibilità abbondano, soprattutto in certi ambiti) e andai con i miei risparmi nel negozio che noi ragazzini chiamavamo “del morto”, poiché gestito da un uomo dall’aspetto non certo sano e dall’età non più giovane (e dalle movenze simili a quelle di uno zombi). Comprai quel tomo di 294 pagine e in meno di una settimana lo lessi tutto d’un fiato. Poi corsi a comprarmi il Manuale dei Mostri e quello del Dungeon Master, e lessi anche quelli. Un totale di quasi 900 pagine di regolamenti, statistiche, tabelle: un mondo meraviglioso si dispiegava sotto i miei occhi e tra le mie mani. Sono passati vent’anni e risfogliare quei manuali, di cui ormai conosco a menadito interi capitoli, mi fa tenerezza e piacere. E mi stupisco di come io sia riuscito, a quell’età, ad assimilare un regolamento di tale complessità e spessore, quando mi era impossibile, davvero impossibile studiare la grammatica greca o quella latina (per fare un esempio). Il passo verso il gioco da tavolo è stato breve, soprattutto grazie al Rinascimento che il settore ha avuto negli ultimi dieci anni.

Negli anni, volente e (poche volte) nolente sono diventato un punto di riferimento per gli amici che volevano giocare: sia per la mia incapacità di trattenermi davanti all’acquisto di un nuovo gioco, sia perché evitavo loro di leggersi le regole: lo facevo io per loro, gli spiegavo il gioco e gli davo la possibilità di divertirsi saltando quella parte che molti giocatori detestano del gioco, cioè lo studio del regolamento. E questo è ancora così oggi: i miei gruppi di gioco ruotano quasi sempre intorno alla mia capacità di imparare delle regole e trasmetterle. E a me non pesa, per nulla, anzi! Mi diverto un mondo a studiare i giochi e a insegnarli agli altri! Questo alle volte però può essere faticoso, soprattutto nella vita adulta dove, ahimè, bisogna anche fare altro (tipo lavorare per permettersi di comprare altri giochi…). Così negli anni ho sviluppato un metodo di assimilazione dei regolamenti che funziona (almeno per me) e che nell’approcciarmi ai wargame mi è stato davvero di grande, grande aiuto. Cercherò di spiegarlo e spero, come detto prima, che possa essere di spunto a qualche altro giocatore.

Il mio metodo

Di solito compro i miei wargame da negozi online e l’acquisto non avviene mai a caso: l’atto di ordinare un gioco è preceduto da un intenso studio di cosa ordinare, che segue delle regole più o meno fisse e fa già parte dell’apprendimento del gioco stesso. Questo perché, individuato il periodo storico o il tema di riferimento, inizio a spulciare le liste della disponibilità su siti come I Giochi dei Grandi o Udogrebe, e quando ho selezionato un range di titoli che mi interessano, vado a leggermi qualche recensione su BoardGameGeek e a guardarmi qualche videorecensione: questo non solo mi indirizza meglio all’acquisto, ma mi fa acquisire qualche conoscenza di base sui titoli che mi interessano.

Una volta scelto cosa acquistare, la lettura di recensioni e articoli che parlano di quel gioco diventa sistematica. Di solito passa qualche giorno dall’ordine all’arrivo dell’agognato pacco (non parliamo di Kickstarter…), per cui ho tutto il tempo di leggere e approfondire cosa sto per piazzare sul tavolo. Questo passo è importante perché di solito nelle recensioni, siano esse testuali o video, quasi tutti gli autori inseriscono una spiegazione più o meno dettagliata dei meccanismi di gioco. Vedendomeli passare più volte sotto gli occhi nei giorni precedenti l’apertura della scatola, quando poi questo avviene sul serio conosco già abbastanza del gioco; stessa cosa ovviamente quando finalmente leggo il manuale.

Arriva l’oggetto del desiderio. Faccio l’unboxing (che ha una sua ritualistica, so bene che mi capite. Ne parlerò in un altro articolo), mi guardo ogni componente, sfoglio il regolamento in maniera sommaria, apro la mappa o il tabellone e gli do un’occhiata. Poi metto tutto via. Quasi mai ho il tempo di affrontare un gioco nuovo subito, soprattutto perché di solito in War Room ho già qualcosa d’altro piazzato. Nei giorni successivi, mi dedico al regolamento.

Non lo leggo tutto in maniera pedissequa, più che altro cerco di assimilarne la struttura, capire come è stato concepito (nel caso di giochi GMT, per esempio, questo è facilitato dallo standard che utilizzano per l’impaginazione), cerco di capire i termini e i concetti chiave, quali sono le condizioni di vittoria. Lascio perdere eccezioni, regole dettagliate, casi particolari: cerco piuttosto di capire il flusso di gioco, immagino una partita, provo a immaginarmi strategie che mi possano condurre alla vittoria. Ovviamente non si tratta ancora di imparare le regole nel dettaglio, quanto piuttosto comprenderle. Comprendere un regolamento di un wargame per me non significa saperlo giocare, quanto piuttosto cercare di penetrare la visione dell’autore, capire perché ha voluto rappresentare in quel modo un evento o un tema. Si tratta di un passo importante per me, poiché nel giocare, soprattutto ai giochi di simulazione ma più in generale a tutto, io cerco sempre di capire perché siano state fatte delle scelte di game design rispetto ad altre: è un po’ come quando guardo i film, non solo mi godo la storia e l’intreccio ma cerco di capirne la fotografia, la scelta della colonna sonora, della cifra stilistica, insomma (e facendo questo si può riconoscere la mano di un autore proprio come di un regista: giocare a un titolo di Mark Herman, che sia Churchill o Pacific War -giochi diametralmente opposti nei modi, nelle difficoltà, nelle intenzioni- ti fanno percepire che dietro di essi c’è comunque la stessa persona).

A questo punto arriva la fase di piazzare il gioco. Nei wargame che ho giocato finora quasi sempre il regolamento prevede degli scenari introduttivi, magari limitati nella quantità di regole utilizzate, oppure nelle condizioni di vittoria, o semplicemente nella durata di una partita. Ogni volta che questo accade, piazzo quello scenario e inizio a seguire il flusso della partita, punto per punto, a questo punto leggendo il manuale mentre gioco. Poca importanza ha se il gioco sia espressamente un solitario (tipo Castle Itter) o un gioco 1vs1 (come Dark Summer) o ancora un multiplayer (Time of Crisis): io mi gioco tutta la partita. Se il gioco non è un solitario, interpreto ogni giocatore come se fossi una persona diversa, di volta in volta dimenticandomi cosa ha in mente l’altro (per contentezza del mio psichiatra).

Come si presenta il tavolo per la partita zero a Memoir ’44: mi sposto fisicamente da un lato all’altro del tavolo

La chiamo la “partita zero”, mutuandola dalla sessione zero dei gdr, quella nella quale master e giocatori si ritrovano per concordare come sarà la campagna, lo stile narrativo, e creare di conseguenza i personaggi giocanti. La partita zero per me è un atto di vero e proprio studio solitario, rappresenta un’intima connessione con me stesso e con il gioco; e, cosa fondamentale, mi permette finalmente di mettere sul campo le conoscenze acquisite sul gioco nel gioco, senza troppa paura di sbagliare (sono da solo, al massimo torno indietro e non faccio torti a nessuno). In questa fase ho praticamente sempre in mano il regolamento o i fogli di aiuto al giocatore: è qui che vado nel dettaglio delle regole, apprendo le eccezioni (che dimenticherò, ovviamente), capisco il funzionamento nel dettaglio delle procedure di gioco.

La partita zero può durare diversi giorni e alle volte, quando mi rendo conto di aver fatto delle castronerie pesanti, la resetto e riparto: ho la fortuna di avere un tavolo e una stanza che per ora (in mancanza di figlioletti) sono adibiti al mio hobby, quindi… nessuna fretta, nessuna tempistica diversa dalla mia. Questo aiuta molto, lo capisco: si tratta del metodo che ho creato per me stesso e con le mie possibilità; ognuno può adattare queste procedure alle sue, oppure inventare un metodo completamente proprio e diverso.

Alla fine della partita zero, ho quasi sempre acquisito le regole fondamentali senza bisogno di ricorrere più al manuale, mentre per le eccezioni e le secondarie ne farò uso sempre (non ho una buona memoria per i dettagli). Se il gioco prevede degli scenari di solito proseguo con una partita completa, dall’inizio alla fine, sempre da solo, indipendentemente dalla natura del gioco.

Considerazioni finali

Quello che ho scritto, lo ribadisco, è il mio metodo. Ognuno deve trovare il suo, adatto alla sua personalità, alle sue possibilità, alle sue esigenze. Finora agire in questo modo mi ha dato grandi soddisfazioni e, non importa con che tipo di gioco o livello di difficoltà, ha sempre funzionato, dai beer&pretzel ai monster game. Spero che possa dare a chi legge qualche spunto e qualche aiuto!

Arrivati alla fine della partita zero, e di solito dopo una seconda partita completa, se ho a disposizione avversari che vogliono provare il gioco e impararlo, cerco di insegnarglielo. Anche qui ho un mio metodo, sviluppato in anni di gruppi di gioco. Ma ve ne parlerò in un altro articolo! Nel frattempo… giocate, giocate, giocate (e studiate!)!

Proviamo a unire tutti i manuali di gioco di Pacific War…

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