[AAR] Kettle Hill: un tesoro nascosto in poche carte

Complice un ritorno a casa dal lavoro ad un’ora decente, oggi decido che è venuto il momento di mettere mano a carta e forbici e “costruire” la mia copia di Kettle Hill! Ne ho parlato a profusione sul blog, sia in occasione dei CSR awards sia in questo articolo di hype, a cui vi rimando anche per un inquadramento storico del gioco.

Non sono mai stato famoso per le mie abilità di fai da te, ma per i wargame questo e altro!

La stampa (in bianco e nero, ahimè, poiché ho usato la stampante dell’ufficio che non ha la cartuccia a colori) si articola di tre pagine di regole su due colonne e di tre pagine di carte, del formato classico. Per far sì che le carte fossero mescolabili e maneggiabili, le ho inserite in bustine protettive e ho spessorato il retro con del cartoncino colorato: verde per le carte terreno, blu per le carte statunitensi, giallo per quelle spagnole. La copertina del gioco, una carta di aiuto per il giocatore e la carta col tracciato dei turni le ho lasciate libere, tanto non vanno maneggiate durante la partita e non rischiano di rovinarsi. Per completare il tutto servono alcuni cubetti colorati (rappresentano le unità militari e segnalini di sevrizio del gioco), possibimente blu, marroni e bianchi per aderire ai codici di colore delle regole, oltre a due meeple, uno blu e uno bianco (rappresentano il nostro personaggio principale); per rappresentare il filo spinato io ho utilizzato dei quadratini di cartone che mi erano avanzati dal defustellamento di qualche gioco che ora non ricordo (mai buttare via niente…): direi che ci siamo, siamo pronti per iniziare!

Il setup del gioco. Notate che i cubetti blu rappresentano le nostre truppe, mentre quelli marroni li vanno a sostituire quando “stressati”. Se un cubetto marrone viene ulteriormente stressato, sia per un colpo nemico o per il calore cubano, viene eliminato dal gioco.

La semplicità del flusso di gioco è intercalata dalla “journal phase”: in questa fase, alla fine di ogni turno, viene chiesto al giocatore di buttare giù due righe su cosa è successo, come se stesse scrivendo un diario o una lettera alle persone care a casa… come sa chi segue la Via del Grognard, adoro scrivere AAR narrativi, per cui lascerò parlare le parole che ho scritto durante la partita, rimandandovi alle conclusioni finali per un commento di ciò che è successo.

Dai pensieri di John McKnee, sergente di colore dei Buffalo Soldiers…

Avanziamo verso la collina,  i nostri ordini sono di conquistarla ad ogni costo. Davanti a noi si parano le truppe spagnole, ben trincerate dietro una massa di filo spinato. Do ordine di avanzare ai miei uomini, mentre una scarica di shrapnel ci investe e vedo molti soldati feriti o morti accasciarsi al suolo… Le urla di dolore rieccheggiano nell’aria e mi ricordano che sono in guerra e che ogni secondo rischio la pelle. Continuiamo ad avanzare, ormai non sono più i fucili a parlare ma le baionetta innestate. Combattiamo ferocemente con gli spagnoli, che continuano a spararci addosso anche gli shrapnel. Il filo spinato delle fortificazioni cede, così come la resistenza spagnola… Il portastendardo mi aiuta ad incitare gli uomini, che, rinvigoriti, tornano alla carica urlando inferociti.
Mentre alle nostre spalle nuove forze fresche ci aiutano a continuare la carica, proseguono i combattimenti corpo a corpo e, nonostante colpi di Mauser spagnoli mietano grandi vittime tra i nostri, finalmente riusciamo a sconfiggere questi maledetti mangia paella. A terra giacciono innumerevoli cadaveri, nell’aria afosa della tarda mattina c’è odore di sangue, escrementi, paura; la collina è ancora tutta da scalare.
Avanziamo lungo il pendio, molti degli uomini sono feriti per i precedenti scontri. Alcuni spagnoli ci sparano con i Mauser di nuovo e dietro di me si accasciano alcuni commilitoni.

Sergenti a confronto. Espugnare questa carta si è rivelato più difficile del previsto.

Finalmente incontriamo l’unità del sergente avversario, asserragliata in dei fossi protetti dal filo spinato. Di nuovo una carica a baionetta, colpi di fucile abbattono altri uomini. Sento urlare, mi volto verso valle e vedo una seconda carica: alcune unità di Buffalo che risalgono le pendici di Kettle Hill per darci man forte. Alcune fortificazioni spagnole cedono, ma siamo esausti e sfiniti, il caldo annebbia la nostra vista.
L’unità dell’ufficiale nemico continua a perdere uomini, ma non cede terreno e anzi, decima i miei, li vedo morire come mosche… Gli shrapnel sono un vero cataclisma. Ma dove diavolo sono i gatling che ci aveva promesso il comandante?
Il caldo insopportabile rende difficile per gli uomini combattere, vedo molti accasciarsi al suolo per colpi di calore: molti non bevono da due giorni. Tentiamo l’impossibile per espugnare le case matte spagnole ma i maledetti resistono… È la fine…
Il fuoco dei cannoni gatling di Parker scuote l’aria: le fiamme infuocate della nostra vendetta spianano le ultime resistenze nemiche; ormai però è troppo tardi: con i pochi uomini che mi rimangono tento un’ultima avanzata, già vediamo il limitare del bosco ma davanti a me una fila di fortificazioni bloccano la strada e il maledetto shrapnel continua a cadere sulle nostre teste.
Il caldo è insopportabile… Mi sento svenire… Perché ci hanno mandato a morire quaggiù, dove l’aria brucia e tremula all’orizzonte? Mamma, aiuto…

I colpi di calore sono all’ordine del giorno a Cuba, sotto il sole infuocato dell’una di pomeriggio. Il mio povero sergente, persi tutti gli uomini, ha dovuto arrendersi all’insopportabile canicola caraibica.

Due considerazioni

Questo Kettle Hill è l’esempio di come con poche regole, qualche carta e qualche cubetto di legno si possa creare un gioco dalla grande narrazione, capace di creare momenti di esaltazione o disperazione. Non si tratta di una simulazione ma di un vero e proprio gioco narrativo e se riusciamo a effettuare quel piccolo salto di immedesimazione e giocare di ruolo, in poco meno di un’ora questo titolo print&play gratuito riuscirà ad ammaliarci.

L’idea geniale nell’inserire la fase di “journaling” arricchisce l’esperienza e anzi, mi arrischierei a dire, ne rappresenta il punto di forza e il momento principale. Tutto quello che avete letto di questo report è stato scritto “in game” nella “journal phase” e rappresenta la narrazione fedele di ciò che è avvenuto durante la partita. Tra parentesi, quella del “journaling game” è una nuova tendenza del gioco da tavolo (basta vedere il gioco demo inserito nel numero 24 di IoGioco) che a mio parere si sposa in maniera eccellente con un certo modo di giocare il wargame, soprattutto in solitario… ho qualche idea che mi frulla in testa, continuate a seguire le pagine della Via del Grognard perché presto ne vedrete delle belle…

Vi lascio alla prossima recensione di Kettle Hill per un’analisi completa e approfondita, per ora, se non si è ancora capito, basti sapere che mi è proprio proprio piaciuto!

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